Dovevi nascere negli anni Settanta
La fimografia di Fausto Brizzi inizia ad essere un corpus di un certo spessore e quindi può essere utile cercare di analizzare il suo stile, soprattutto a livello di scrittura (l’analisi della regia la lasciamo a bifolchi, tecnici e baristi anche perchè non mi viene altro da dire se non che è un regia corretta). Perchè anche con Maschi contro Femmine (2010), il buon Fausto si rivela abile compositori di schizzi, bozzetti di vita quotidiana. A lui non interessano le storie articolate, non gli sono mai interessate. A lui interessa prendere spunto dal banale e dal visto/scritto milioni di volte e costruire piccoli affreschi che basano la loro riuscita sul dialogo frizzante. Questo è il campo dove lui vince, nelle parole messe in bocca alla Cortellesi in ascensore o ai personaggi maschili che giocano al tavolo. Dove sta quindi il problema? Perchè ci deve essere un poblema o staremo qui a parlare di film totalmente riusciti. Il problema sta nell’italianità del prodotto. Quella stucchevole italianità da salotto Rai, da fiction con Beppe Fiorello, quella becera, insulsa italianità che devasta e deturpa il cinema italiano dei nostri giorni. E, badate bene, l’italianità di Maschi contro Femmine o degli altri film di Brizzi non sta nella leggerezza, nella futilità degli argomenti (che poi, lungi da me fare paragoni assurdi, non è che la screwball comedy americana tanto amata e studiata sui libri seri parlasse di massimi sistemi e sorti del mondo), bensì giace laddove la maggior parte delle storie sono risolte in maniera troppo mielosa e buonista. La ricerca ossessiva dell’happy end (cosa che mancava e quindi dava una piccola marcia in più a Notte prima degli esami), del momento agrodolce, del momento drammatico, del momento in cui la colonna sonora orrenda deborda e i personaggi ridono, piangono, pensano, camminano solitari fanno colare a picco le sorti di film che sulla carta potrebbero essere buone commedie brillanti all’italiana. Prendiamo Fabio De Luigi, la cui storia non è di una banalità disarmante: tradisce la moglie non perchè è uno stronzo ma perchè lei, causa gravidanza, non vuole più trombare. Fin quando il comico scuola Mai Dire Gol è alle prese con il personaggio goffo e insicuro che spesso lo caratterizza la cosa funziona, con quel suo modo grottesco di porsi e il suo essere in balia degli eventi (“ci sentiamo” scambiato per “ti amo”); quando la moglie (Lucia Ocone) dopo essere stata tradita sfoglia l’almbum di nozze ecco che l’italianità arriva inesorabile ad ammazzare una storiella che fino a quel momento aveva divertito. Quello che non riesco a decifrare, però, è se il caro vecchio Fausto lo faccia apposta oppure sia una sorta di impostazione cultural/produttiva che, con molto sudore e molta fortuna, forse ci laveremo di dosso tra 80 anni. Qual è il vero Fausto? Quello che si lascia andare ad abbondanti nudi gratuiti (come nelle scene al campo nudisti, perchè è chiaro che Vaporidis e compagnia non potevano andare al mare come ogni cristiano, no, loro vanno al campo nudisti e Brizzi non ha problemi a esibire un floriregio di giovani tette e giovani culi) o quello che risolve la storia della Signoris in quel modo così piccolo, puerile, dove ala fine lei capisce di essere ancora attraente e assistiamo alla rivincita del collega nerd (un bravo Giuseppe Cederna)? Purtroppo, ora come ora, non sono in grado di dare una risposta univoca.
(To be continued)
